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Collezione 1524: un racconto nuovo di Conti Capponi

C’è un vento lieve che attraversa le colline del Chianti Classico nelle mattine di maggio: lo stesso vento che nel 1524 avvolse la prima promessa viticola della famiglia Capponi, e che oggi sussurra un nuovo capitolo. È con questo spirito che la Collezione 1524 prende forma — un ponte tra passato e futuro, tra radici profonde e orizzonti audaci.

Radici antiche, visione audace

Villa Calcinaia è molto più di una tenuta: è il palcoscenico dove si intrecciano storie di uomini, donne, terre e sogni. È qui che nel 1524 la famiglia Capponi ha piantato il seme di una tradizione che sarebbe sopravvissuta ai secoli.

Il 20 maggio 2025, esattamente 501 anni dopo, la stessa terra si è animata di un nuovo respiro: la presentazione della linea 1524. Non un semplice lancio, ma un invito a ripercorrere generazioni, passioni e visioni.

Luisa Vonwiller: musa e collante

Luisa Vonwiller non è una figura mitologica, ma una donna concreta e libera, che seppe coniugare curiosità scientifica, spirito imprenditoriale e amore per la natura. Figlia dell’ambiente cosmopolita di Milano e moglie del conte Piero Capponi, fu lei a trasmettere una visione che oggi risuona nei vini della Collezione 1524.

Con la sua anima di esploratrice, fu capace di guardare oltre i confini geografici e culturali: quel coraggio oggi trova eco nelle etichette, nelle bottiglie, nei profumi che tradiscono una densità culturale e territoriale.

I vini come poesie liquide

La Collezione 1524 non è un mero insieme di bottiglie: è una piccola biblioteca di visioni. Ognuna con il suo ritmo, con una voce distinta

Mauvais Chapon

Metodo Classico
Un respiro di bollicina che nasce da Sangiovese, e che oscilla tra frutti rossi e mineralità. È delicatezza e tensione insieme, una poesia che esplode in ogni sorso.

La degustazione di
La degustazione di
@vinonews24
“Spumante metodo classico ottenuto da sangiovese in purezza, proviene dagli appezzamenti più freschi della tenuta. Le uve, raccolte nella prima decade di agosto, esprimono una maturità aromatica ancora acerba, dal carattere giovanile e vibrante. La vinificazione prevede una pressatura soffice dei grappoli interi, con selezione esclusiva del mosto fiore. La resa volutamente contenuta anticipa già in cantina lo stile essenziale di questo spumante. Il vino affina sui lieviti per 45 mesi prima della sboccatura, avvenuta nel marzo 2025. Nonostante un dosaggio generoso (12 g/l), il profilo gustativo si mantiene teso e verticale. Nel calice si distingue per la finezza e persistenza della bollicina. Al naso si intrecciano note di pasticceria da forno, crostate ai frutti rossi, fragoline di bosco e susine gialle, accompagnate da una scia agrumata che suggerisce freschezza e sapidità. L’ingresso al palato è gentile, ma l’acidità prende presto il sopravvento, sostenuta da una tessitura cremosa che avvolge il sorso. Il finale, giocato su richiami di pan brioche e agrumi, si chiude con una salinità invitante che stimola immediatamente un nuovo assaggio."

“Spumante metodo classico ottenuto da sangiovese in purezza, proviene dagli appezzamenti più freschi della tenuta. Le uve, raccolte nella prima decade di agosto, esprimono una maturità aromatica ancora acerba, dal carattere giovanile e vibrante. La vinificazione prevede una pressatura soffice dei grappoli interi, con selezione esclusiva del mosto fiore. La resa volutamente contenuta anticipa già in cantina lo stile essenziale di questo spumante. Il vino affina sui lieviti per 45 mesi prima della sboccatura, avvenuta nel marzo 2025. Nonostante un dosaggio generoso (12 g/l), il profilo gustativo si mantiene teso e verticale.

Nel calice si distingue per la finezza e persistenza della bollicina. Al naso si intrecciano note di pasticceria da forno, crostate ai frutti rossi, fragoline di bosco e susine gialle, accompagnate da una scia agrumata che suggerisce freschezza e sapidità. L’ingresso al palato è gentile, ma l’acidità prende presto il sopravvento, sostenuta da una tessitura cremosa che avvolge il sorso. Il finale, giocato su richiami di pan brioche e agrumi, si chiude con una salinità invitante che stimola immediatamente un nuovo assaggio.”

Tor Solis

Chenin Blanc
Luce e freschezza, note di lime e fiori selvatici che si susseguono come versi ripetuti. Minerale, deciso, con un’eleganza che prende i contorni di un paesaggio nordico impiantato nelle colline toscane.

La degustazione di
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@vinonews24
“Dalla vigna Roberto, situata sul Podere Le Refie a 720 metri di altitudine, nasce Tor Solis, un chenin blanc toscano di rara intensità. Le uve, coltivate in un contesto climatico fresco, vengono vinificate in acciaio e successivamente affinate per 14 mesi in clayver di ceramica, un materiale neutro che consente una micro-ossigenazione delicata, preservando la purezza aromatica del vitigno. Nel calice si distingue per la finezza e persistenza della bollicina. Al naso si intrecciano note di pasticceria da forno, crostate ai frutti rossi, fragoline di bosco e susine gialle, accompagnate da una scia agrumata che suggerisce freschezza e sapidità. L’ingresso al palato è gentile, ma l’acidità prende presto il sopravvento, sostenuta da una tessitura cremosa che avvolge il sorso. Il finale, giocato su richiami di pan brioche e agrumi, si chiude con una salinità invitante che stimola immediatamente un nuovo assaggio."

“Dalla vigna Roberto, situata sul Podere Le Refie a 720 metri di altitudine, nasce Tor Solis, un chenin blanc toscano di rara intensità. Le uve, coltivate in un contesto climatico fresco, vengono vinificate in acciaio e successivamente affinate per 14 mesi in clayver di ceramica, un materiale neutro che consente una micro-ossigenazione delicata, preservando la purezza aromatica del vitigno.

Alla vista si presenta brillante, con una vivace tonalità paglierina. Il profilo olfattivo è teso e raffinato: si apre con lime e scorza di cedro candito, seguiti da sentori di tiglio, mela cotogna e una nuance vegetale che richiama la felce. La mineralità, quasi tagliente, emerge con forza e si conferma al palato, dove l’equilibrio tra acidità e polifenoli — ottenuto anche grazie a una macerazione a freddo sulle bucce — costruisce una struttura solida ma setosa. Il finale è lungo, pulito, con richiami netti di erbe alpine e una precisione che non concede sbavature.”

Le Refie

Marsanne, Viognier & Gewürztraminer
Una mescolanza che sa di Oriente e Occidente. Profumi floreali, note tropicali e una dolcezza controllata che evolve nel tempo. È un vino da meditazione, da ascoltare con calma.

 

La degustazione di
La degustazione di
@vinonews24
“Dalla vigna Adelaide, nel podere Le Refie, nasce appunto Le Refie, un blend bianco composto per il 90% da marsanne e viognier, con un saldo del 10% di gewürztraminer. Il vigneto, esposto a est su suolo sabbioso, favorisce un'espressione elegante e solare. Le tre varietà, ciascuna con un profilo aromatico ben definito, si fondono qui in un equilibrio sorprendente. La fermentazione e l’affinamento avvengono lentamente in acciaio, per dar forma a un bianco opulento ma sobrio, senza indulgere nei cliché delle varietà rodaniane: nessun sentorea di colla o profumi barocchi. Alla vista è dorato, denso, con riflessi luminosi. Il naso apre con fiori d’arancio, ginestra e zest d’arancia candita. Il sorso è ampio e cremoso, con una ricchezza aromatica sostenuta da una dolcezza ben dosata (30 g/l di residuo zuccherino), che trova bilanciamento in una freschezza citrina inattesa. La componente minerale si fonde con quella fruttata e floreale del gewürztraminer, evocando pesca matura e spezie delicate. Il finale è lungo, dinamico, e promette un'evoluzione verso toni mielati e sfumature di pietra focaia.”

“Dalla vigna Adelaide, nel podere Le Refie, nasce appunto Le Refie, un blend bianco composto per il 90% da marsanne e viognier, con un saldo del 10% di gewürztraminer. Il vigneto, esposto a est su suolo sabbioso, favorisce un’espressione elegante e solare. Le tre varietà, ciascuna con un profilo aromatico ben definito, si fondono qui in un equilibrio sorprendente. La fermentazione e l’affinamento avvengono lentamente in acciaio, per dar forma a un bianco opulento ma sobrio, senza indulgere nei cliché delle varietà rodaniane: nessun sentorea di colla o profumi barocchi. Alla vista è dorato, denso, con riflessi luminosi. Il naso apre con fiori d’arancio, ginestra e zest d’arancia candita. Il sorso è ampio e cremoso, con una ricchezza aromatica sostenuta da una dolcezza ben dosata (30 g/l di residuo zuccherino), che trova bilanciamento in una freschezza citrina inattesa. La componente minerale si fonde con quella fruttata e floreale del gewürztraminer, evocando pesca matura e spezie delicate. Il finale è lungo, dinamico, e promette un’evoluzione verso toni mielati e sfumature di pietra focaia.”

Casarsa

Merlot
È il rosso che sfida aspettative. Non un Merlot facile, ma una stoffa complessa, tannini che dialogano con la struttura, un carattere che chiede ascolto.

La degustazione di
La degustazione di
@vinonews24
“Casarsa è un Supertuscan in purezza da merlot, nato da un errore agricolo del 1967: in quell’anno, alcune barbatelle di merlot, scambiate per malvasia nera, furono piantate nei vigneti collinari del podere Casarsa a Villa Calcinaia. Solo nel 1996, grazie al lavoro congiunto di Sebastiano Capponi e del professor Roberto Bandinelli sul recupero del materiale genetico aziendale, si scoprì la reale identità del vitigno. La vinificazione segue un protocollo preciso: fermentazione in vasche di cemento da 50 ettolitri, con macerazione sulle bucce per circa 20-25 giorni a temperatura controllata. L’affinamento avviene in barrique da 225 litri, nuove e usate, e in tonneaux (esclusa l’annata 1997), con durate variabili secondo l’andamento stagionale: 20 mesi per le annate 1997 e 2004, i canonici due anni per 2010 e 2019. La scelta del legno riflette le condizioni climatiche: in vendemmie calde (1997, 2019) si opta per legni meno invasivi, mentre in quelle fresche (2004, 2010) un maggior apporto di barrique nuove contribuisce a scolpire la struttura.”

“Casarsa è un Supertuscan in purezza da merlot, nato da un errore agricolo del 1967: in quell’anno, alcune barbatelle di merlot, scambiate per malvasia nera, furono piantate nei vigneti collinari del podere Casarsa a Villa Calcinaia. Solo nel 1996, grazie al lavoro congiunto di Sebastiano Capponi e del professor Roberto Bandinelli sul recupero del materiale genetico aziendale, si scoprì la reale identità del vitigno.

La vinificazione segue un protocollo preciso: fermentazione in vasche di cemento da 50 ettolitri, con macerazione sulle bucce per circa 20-25 giorni a temperatura controllata. L’affinamento avviene in barrique da 225 litri, nuove e usate, e in tonneaux (esclusa l’annata 1997), con durate variabili secondo l’andamento stagionale: 20 mesi per le annate 1997 e 2004, i canonici due anni per 2010 e 2019. La scelta del legno riflette le condizioni climatiche: in vendemmie calde (1997, 2019) si opta per legni meno invasivi, mentre in quelle fresche (2004, 2010) un maggior apporto di barrique nuove contribuisce a scolpire la struttura.”

Oltre i confini del disciplinare

La forza della Collezione 1524 è anche nella sua scelta di uscire dall’ordinario. Non è solo un progetto enologico, ma un simbolo: vini che nascono da un desiderio di differenziazione. Eppure rimangono fortemente ancorati alla Toscana, in un gioco di equilibrio tra locale e cosmopolita, panoramico e intimista.

Le nuove etichette evocano la storia della famiglia con la croce dell’Ordine di Santo Stefano, mentre la scelta della bottiglia borgognotta celebra una sobrietà elegante, capace di sostenere il gesto creativo.

Collezione 1524 è questo: un racconto che devi bere per credere, una storia che smuove radici antiche ma apre verso l’ignoto. Ti aspettiamo a Villa Calcinaia, per scrivere insieme il prossimo verso.

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